Un virus provoca la morte delle api

07 Gen 2011
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Su questo sito avevamo diffidato gia’ 2 anni fa delle misure prese dall’allora ministro Zaia che legavano l’uso dei neonicotinoidi (ma solo sui semi di mais) alla moria delle api. Esistevano decine di indicazioni indipendenti che lasciavano sospettare che i due eventi non fossero causa ed effetto ma che funghi patogeni e virus e forse anche acari fossero i principali sospettati.
Ora un articolo pubblicato su PLoS (leggi virus ed api) ci spiega non solo che i virus ad RNA sono tra i principali incriminati, ma che tali virus si propagano ad altri impollinatori e che il commercio internazionale di polline potrebbe aver causato il diffondersi dell’epidemia.

Resta del tutto evidente la pochezza tecnico-scientifica su cui poggiavano le basi del decreto anti-neonicotinoidi che ben lungi dall’aver influenzato la vitalita’ delle api ha messo ancora piu’ in crisi la maiscoltura italiana e causato il massiccio uso ad altri pesticidi chje potessero proteggere le coltivazioni rese piu’ fragili dalla rimozione di un tale presidio. Lepri, fagiani e passeri (oltre a qualche agricoltore) hanno pagato l’onere una una simile scelta emozionale.
Non si puo’ dimenticare che mentre il fiore del mais e le api hanno davvero pochi rapporti, i neonicotinoidi hanno continuato ad essere permessi ed usati sugli alberi da frutta i cui fiori sono invece molto apprezzati dalle api.
Effetti collaterali di una ideologia politica che demonizza le procedure della ricerca scientifica.

9 commenti al post: “Un virus provoca la morte delle api”

  1. bacillusNo Gravatar scrive:

    Ecco ora si ragiona. Da tempo attraverso i miei pur rozzi processi logici non riuscivo a trovare una correlazione tra l’uso dei neonicotinoidi per la concia delle sementi di mais e la sindrome che ha colpito le popolazioni di api un po’ dappertutto.
    Possibile che durante il periodo di massima concentrazione del principio attivo, alla semina, ci sia regolarmente un contatto così significativo tra la sostanza (che va sottoterra) e l’insetto (che ci va a fare la povera bestia su una landa desolata e priva del pur piccolo fiorellino?)
    Ma anche in seguito, pur avendo il neonicotinoide proprietà sistemiche, possiamo pensare a sue concentrazioni nei tessuti della pianta, letali per gli insetti anche in piena fioritura?
    Ma poi, se non altro per evidenziare quanto sia assurda la preoccupazione appena espressa, che ci va a fare (così come accennato nel post) l’ape sul mais? Oltre al “miele d’acacia” si è mai sentito del “miele di mais”?

    Eppure anche sedicenti scienziati, su queste balle ci hanno scritto libri. Pazienza per il tristissimo Zaia (dopo l’era Galan egli rappresenta una vera sciagura per i veneti), ma quel esimio prof. Giorgio Celli…

    Ahinoi, scienza italiana. Tieni duro.

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    mi permetto riportare un commento che ho già fatto in altro blog, mi scuso con chi l’ha già letto della ripetizione.

    Tu dici di aver già provocato abbastanza; mi permetti di cominciare io a fare il mestatore nel tuo campo?
    Ti premetto che quando ho dato io gli esami all’Università esistevano ancora i corsi di apicoltura e bachicoltura e li ho dovuti sostenere. Vorrei ritornare sulla questione della “moria delle api” che tanto ha fatto discutere e che ha fatto prendere provvedimenti solo sulla base del principio di “dai all’untore”.
    http://www.ruche-apiculture.com/actualites/recherche/le-declin-des-abeilles-un-casse-t-te-pour-la-recherche.html

    Cliccando su questo sito è possibile andare a leggere un articolo dell’INRA francese su questo argomento. In particolare per quelli che non masticano francese si dice che:

    1- per spiegare il declino delle api occorre prendere in considerazione prima di tutto i parassiti, i patogeni ed i predatori vecchi e nuovi,
    2- poi l’intensificazione dell’agricoltura e la sparizione di specie agrarie nettarifere e pollinifere, ciò provoca il malnutrimento delle specie bottinanti e la predisposizione alle malattie. Molte leguminose sono sparite e si è intensificato il mais che è una specie che ha un polline di non buona qualità e non produce nettare.
    3- Già nel passato si sono descritte sparizioni di colonie in vari paesi (nel 1443 in Irlanda e nel 1869 in Francia) e, più recentemente, nel 1950 a causa di batteriosi e nel 1980 a causa della varroa destructor (un acaro)
    4- Ormai è normale assistere ad una mortalità del 10% dopo l’inverno a causa della varroa e della nosemosi.
    5- L’uso di insetticidi in periodi non consoni vi è stato, ma ora gli agricoltori sono molto più attenti, perché ne va dei loro raccolti
    6- Le mortalità in Belgio del 2003 sono conseguenti ad attacchi di varroa, in Spagna nel 2004 per la comparsa di una nuova specie di nosema (una specie d’importazione asiatica)
    7- Le mortalità del 30-90% degli USA del 2006/7 sono dovute ad un virus (IAPV e varianti)
    8- Dal 2006 si cominciò a parlare come sola causa dei neopiretroidi usati in irrorazione e soprattutto per il trattamento dei semi. Gli apicoltori (non tutti per la verità), affiancati dagli ecologisti che vi hanno visto un sicuro impatto sull’opinione pubblica e visibilità mediatica per loro, dissero di aver individuato senz’altro la causa della moria e giù il battage pubblicitario! Faccio presente che certi neonicotinoidi erano in scadenza di brevetto e ciò mi fa dubitare che ci sia stato lo zampino delle ditte chimiche per ottenere la sostituzione con altri prodotti senza avere la concorrenza dei vecchi prodotti. Perché non servirsi per lo scopo di questi movimenti ecologisti…..bramosi di denaro…?
    9- Comunque sia non fu mai provato fino in fondo che i neonicotinoidi potessero causa di moria e soprattutto che fossero la sola causa delle mortalità. Tutto ciò poi era propedeutico a colpevolizzare di fronte all’opinione pubblica il mais Bt come pericolo incombente, anche se le tossina cry1ab e cry1ac (quello codificate dal gene trasferito) si sono dimostrate innocue sulle api.
    10- Tuttavia, la conseguenza è stata quella di aver subito proibito (e Zaia, il noto EX- NON-MINISTRO dell’agricoltura si vantò di averlo permesso) il trattamento delle sementi con questi prodotti; con la conseguenza d’aver lasciato scoperto il mais agli attacchi devastanti della spodoptera virginifera.

    Su questo altro sito troverete il resoconto di 20 mesi di osservazioni su 16 alveari ecco alcune conclusioni.
    http://www.affaire-gaucho-regent.com/pdf_abeilles/Expose_Rapportfinal.pdf

    a) non è stata messa in evidenza nessuna relazione tra i tipi di coltivazione (mais, colza e prati) e la superficie coltivata sulla moria delle api nella stagione 2004-2005.
    b) Il neonicotinoide imidacloprid (Gaucho nome commerciale) è stato trovato negli alveari all’uscita dell’inverno 2004/05, ma nessuna mortalità significativa è stata riscontrato nella stessa stagione apicola (il rotenone e altri trovati in abbondanza sono stati usati come acaricidi dagli apicoltori per disinfestare le arnie dalla varroa (è ammesso in agricoltura biologica), ma non sono ininfluenti sulla moria delle api anzi è stata trovata correlazione positiva)
    c) Nessuna correlazione è stata trovata tra mais (le cui sementi erano state trattate con Gaucho) e mortalità delle api nella stagione 2004/05

    Concludo dicendo che in mezzo a questa volontà di colpevolizzare gli agricoltori, e da agronomo sono convinto che di colpe ne abbiano molti per certi usi scriteriati dei mezzi tecnici a loro disposizione, è stata messa in bocca ad Eintein la frase: “se l’ape scompare, all’uomo rimane solo quattro anni da vivere” . Che Eintein si sia occupato di api è altamente improbabile, ma qualcuno ha voluto sincerarsene ed ha passato in rassegna gli scritti dello scienziato, ebbene in nessuna pagina si parla di api. Pur di far presa si ricorre a tutto e quindi questo accanimento assomiglia tanto a ad una pratica molto molto, molto interessata…forse perché ben pagata?

  3. francoNo Gravatar scrive:

    Queste campagne e questi personaggi ferocemente sospettosi della ricerca scientifica sono del tutto simili, nella struttura ideologica e nella capacità di mistificazione, alle campagne e ai personaggi berlusconiani contro i giudici e gli avversari. Considero non solo Zaia o Alemanno, ma Petrini, Celli, Capanna e analoghi ‘maestri del pensiero’ come una vera calamità.

  4. AlbertoNo Gravatar scrive:

    Buonasera, sono un piccolo apicoltore hobbista e figlio di un coltivatore diretto che pratica monocoltura mais, rispetto le vostre idee ma mi preoccupo della mia salute , Vi invito comunque a guardare il video:

    http://www.youtube.com/watch?v=jC26yl6d3H8 la prova della tossicita del mais nato da semi conciati con prodotti neurotossici neonicotinoidi ndr, ricordatevi, nel video vedrete il chicco di
    mais di colore giallo ( quello allo stato naturale) e quello
    di colore rosso ( conciato con la porcheria delle multinazionali).
    Con rispetto e rassegnazione
    Alberto

  5. AlbertoNo Gravatar scrive:

    Scusate se faccio un’aggiunta, le api frequentano il “pennacchio” del mais per il polline fondamentale per la nutrizione delle larve …
    richiamando il contenuto del video, voi berreste le guttazioni o peggio le dareste ai vostri figli, quale “MOSTRO” potrebbe farlo.

    Alberto

    P.S. la mia famiglia alleva api sin dai primi del novecento, mio nonno si sedeva davanti al predellino dell’arnia a osservare il vai e vieni di queste meravigliose creature.

  6. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    @ Alberto

    Mi dici quanto Rotenone o altri acarici usi per difenderti dalla Varroa?

    Informati prima di sputare sentenze: il colore rosso del chicco di granoturco è dato da un colorante innocuo, il neonicotinoide non ha colore. Chi non vuole l’uso dei neonicotinoidi sono proprio le ditte chimiche produttrici che hanno il brevetto in scadenza e tutti voi apicoltori che cercate scuse per i vostri insuccessi tenete, incosapevolmente, bordone a queste multinazionali perchè seguite ciecamente le campagne indette da vostri rappresentanti prezzolati.

  7. AlbertoNo Gravatar scrive:

    Sorrido caro Alberto,
    mi parli di rotenone… di acaricidi, con massima orgoglio posso affermarti ZERO ASSOLUTO, solo ottima tecnica apistica. Sei libero di pensare quello che vuoi (ci mancherebbe il contrario!!), ma toglimi una curiosita’ qual’e’ la tua competenza nel “settore”? Chi ha mai detto che il colore rosso equivale a neonicotinoide? Ripeto, il chicco del mais di colore rosso (non mi interessa perche’ e’ rosso, potrebbe essere anche viola a pois gialli, ok?) e’ quello conciato con i stramaledetti neonicotinoidi, quello giallo e’ un chicco “non conciato”.
    Inoltre ti aggiungo che ho ripetuto la prova a casa, non ci vuole poi un “genio” o un laboratorio specializzato!!
    Maledettamente, il risultato e quello del video, l’unica cosa diversa e’ il tempo (forse e’ diversa la concentrazione nella goccia raccolta).
    Volevo invitarti a casa mia per dimostrartelo (ho ancora qualche chicco conciato), ma TU negheresti l’evidenza, non importa tieniti la TUA convinzione.
    Alberto
    Homo homini lupus (L’uomo è un lupo per l’altro uomo) - Plauto

  8. AlbertoNo Gravatar scrive:

    In aggiunta (scusate l’integrazione, data l’età non mi ricordo immediatamente tutto!) ti invito a cercare su internet le esperienze di John Kefuss, apicoltore francese che si e’ adoperato a selezionare api che naturalmente resistono alla varroa.
    Il segreto e’ proprio di non utilizzare le porcherie che giustamente hai citato, altrimenti selezioniamo il parassita piu’ forte (= creiamo resistenze).
    Ti confermo che e’ un metodo che pratico con soddisfazione (e fortunatamente non ho l’assillo di produrre reddito!!), ma l’impegno che mi richiede e tanto, tantissimo.
    Alberto

  9. ettoreNo Gravatar scrive:

    vorrei se possibile sapere se è capitato anche a voi come a me di avere a fine inverno il nido pieno di miele e solo 20 o trenta api morte e niente altro le api volate via

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