Una interessante analisi del biologico

20 Dic 2013
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Alberto Guidorzi ci aggiorna su un documento francese sull’agricoltura biologica che ne analizza i punti critici.

Dobbiamo proprio tenerli in dovuta considerazione?

8 commenti al post: “Una interessante analisi del biologico”

  1. MauroNo Gravatar scrive:

    Per quel poco che da profano ne so… direi che l’agricoltura biologica (qualunque cosa ciò voglia dire, visto che la biologia è una scienza, non una dottrina agricola) ha solo punti critici.
    Saluti,
    Mauro.

  2. @franco(l'altro)No Gravatar scrive:

    Un analisi, quella francese, basata sul presupposto che
    -i mezzi utilizzati in ac per ottenere maggiore produttività e minori carichi di lavoro siano sostenibili nel tempo.
    -quelli utilizzati in ab non migliorino in futuro la produttività e riducano il carico di lavoro..

    Non mi pare che le prospettive siano queste :i costi in ac sono in costante aumento,come pure le problematiche di infestanti e parassiti ,il numero di nuovi principi attivi in costante diminuzione ,come pure la fertilità dei terreni e le risorse energetiche
    Mentre in AB e ancor di piu in organic per costi,problematiche e fertilità la tendenza è opposta..

    La velocità futura dei due fenomeni dipenderà molto dalla professionalità e dalla tecnica che acquisiranno gli operatori dei rispettivi comparti
    Anche se è pur vero che il numero di operatori bio è
    inferiore,ihmo la capacità e attitudine loro e degli istituti di ricerca a loro collegati a innovare attualmente è superiore ai pari in Ac ,dove l’innovazione è prevalentemente delegata e attesa dall’industria chimica ,sementiera e meccanica..

    .Per questi motivi L’NCRS dell’USDA ad esempio , sta seriamente prendendo in considerazione i mezzi utilizati dall ORGANIC. Cercano di colmare il ritardo dei Farmer che utilizano PMG nella padronanza di uso e miglioramento di tecniche alternative ai mezzi dell’AC che si stanno spuntando.

    @Guidorzi

    “Possono gli agricoltori professionali farsi cruccio di
    limitare le loro pratiche agricole, per fantomatici pericoli di derive dovute ad acque di falda che portano disciolti sali minerali nutritivi di sintesi o di qualche spruzzo insignificanti….”

    Occorre che ce ne facciamo una ragione ..non è che possiamo ..Dobbiamo ….in Europa, ma non solo, è la legge che ce lo impone..Non è cosi ovunque, questa è la contraddizione e il problema.

    Riguardo ai residui chimici non ammessi ,non è un problema solo del bio
    Si trovano anche in prodotti convenzionali residui di prodotti mai utilizzati …pare non sia dovuto esclusivamente alla deriva di trattamenti non ottimali fatti in agricoltura..ma anche a trattamenti in aree non agricole e soprattutto alla persistenza di prodotti utilizzati nei trattamenti di altre colture a monte,accumulati nel tempo , percolati e veicolati per mezzo dell’acqua meteorica e di irrigazione
    e ridistribuiti con questa.Sovente si tratta di principi attivi non selettivi per la coltura in atto ,residui di conce del seme di altre colture…Non ha senso ed è alquanto improbabile, ipotizzare che il coltivatore convenzionale stia barando

    sul non usare sementi ogm , un clamoroso autogol lo si è fatto ,prima minimizzando costi e problematiche della coesistenza e poi lasciando passare il messaggio che non si vuole coesistere.. ma sopraffarre.. questo atteggiamento ihmo porta molti indecisi a prendere posizione contro l’introduzione degli ogm..

  3. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    @ Franco (l’altro)

    1° I costi in agricoltura convenzionale per chi sa farla, certo non è il caso di molti agricoltori italiani, sono in diminuzione. Vuoi un esempio?
    In 50 anni la bieticoltura performante è arrivata a produrre 96 t/ha di radici con il 16% di zucchero, da 40 che ne produceva. A parità di produzione in Francia si è passati da 644.000 ettari di bietole coltivate a 399.000. Nel contempo l’apporto azotato si è ridotto della metà. Adesso vengo al contributo ambientale, la cercospora si combatte con 1,5 trattamenti al posto di 4 perchè si sono introdotte resistenze, la rizomania è debellata ed era incombattibile trattadosi di un virus, il giallume virotico non è più un problema in quanto osservando i voli degli afidi vettori basta un trattamento e tutto è risolto, la tolleranza ai nematodi è un dato acquisito e prima si usavano nematocidi, il fungo rizoctonia, è stato debellato dalle resistenze, se avessimo la bietola OGM rr come gli americani, con un trattamento di glifosate avremmo risolto il problema del diserbo in luogo di quattro interventi che qualche volta non risolvono l’inerbimento. Intanto che tutto ciò capitava il seme è stato reso monogerme e si semina in posto senza più bisogno del diradamento, ormai la bietola è come il mais è divenuta una pianta ibrida grazie alla maschiosterilità, con tutto quello che ne consegue di benefici per lo sfruttamento migliore dell’eterosi .

    Per unità di prodotto in tutte le coltivazioni i costi sono diminuiti. Tu invece parli di costi ad ettaro, ma non sono quelli che si devono guardare perchè vi è gente che con le stesse spese producono un terzo o la metà di un altro. E’ quest’ultimo che deve fare testo perchè ci dice che è una produttività non teorica ma realizzabile.

    2° Io sto parlando non in generale (so bene che in certe terreni come i tuoi tutto entra in falda subito, da noi non è così automatico appunto per una profondità dei terreni che tu non hai) ma in particolare cioè rivolgendomi a chi coltiva biologico, e ne ho un esempio con un confinante. E’ un ragazzo perito agrario che non è riuscito negli studi universitari e si è messo a fare il coltivatore biologico, ebbene pretende che io non concimi perchè dice che l’acqua sotterranea porta residui nel suo campo e quindi non rispetta il “no concimi chimici”. Pretende che il campo confinante con il suo io non lo concimi. Evidentemente l’ho mandato a quel paese.
    Concia di sementi che persiste? No questa è troppo grossa. Ma sai le quantità che vengono usate in un ettaro nella concia dei semi? Guarda che la semina in posto si è ormai generalizzata in tutte le coltivazioni e quindi l’apporto conciante diminuisce, salvo nel cereali a paglia (dove però, sarebbe buona pratica applicare le indicazioni di quanti semi per metro quadro distribuire per le diverse varietà, è una tecnologia nuova che permette di diminuire la biomassa da nutrire a parità di produzione e questa si chiama Ecologia con la E maiuscola, non quella degli ecologisti) che guarda caso sono conciati con sostanze molto poco pericolose? E tu pretendi che siano detectabili tali residui?

    3° Mai detto di sopraffare, anzi il contrario, io parto da un dato sperimentale assodato e non cervellotico: per restare nei limiti dello 0,9% tutte le prove fatte ci dicono che 15 metri di banda tampone sono sufficienti (qualsiasi sia la ventosità della zona). ebbene io sono del parere che queste bande tampone se le debbano prendere a carico chi coltiva OGM in quanto per lui non è un costo o un inconveniente. Quindi……

    Franco io quando faccio affermazioni le faccio solo se ho il suffragio della letteratura (cito dei dati)Tu esprimi le tue impressioni che sono rispettabilissime, ma non è sempre detto che abbiano fondamento reale.

    Il motivo conduttore per scrivere l’articolo è stato questo: L’agricoltura biologica non è decollata e non decollerà (qualsiasi sia l’impegno della ricerca, d’altronde biologicamente ha già coltivato mio nonno, ma sappiamo con quali risultati), rappresenta una nicchia che non offre nessun vantaggio sociale tangibile, è solo una moda (ed ho citato uno studio qualificato). Pertanto non vale la pena di occuparsene più di tanto. Chi la vuol fare la fa, ma non può pretendere di limitare i diritti e l’applicazione delle innovazioni della stragrande maggioranza degli agricoltori. Questa è democrazia, non solo dovuta alla fatto maggioritario, ma perchè si produce cibo per sfamare molta più gente.

  4. @franco(l'altro)No Gravatar scrive:

    @Guidorzi
    Non lo so se decollerà o meno l’agricoltura bio ( e nemmeno mi interessa a dire il vero)

    So per certo che non ha niente a che fare con quella praticata dai ns avi,che
    a differenza di un bio o un organic di oggi ,non disponevano dei progressi di meccanizzazione,elettronica ,ecologia.biologia etc..

    Ho rilevato di persona, sia tramite esperienza personale ,che rilievi presso organizzazioni pubbliche internazionali , che si possono ricavare utili indirizzi benefici ,dalle applicazioni pratiche che fa di questi progressi della scienza e della tecnologia ,chi pratica questi tipi di agricoltura nelle quali è escluso l’utilizo in particolare di azoto di sintesi e diserbo chimico,in quanto è di questi mezzi che, non per mia scelta, ma per obbligo di legge, mi trovo ad esserne parzialmente limitato all’uso.

    1)Non ho mai parlato di barbabietola
    Lei fa affermazioni in base alla letteratura partendo da 50 anni fa ,io prevalentemente in base alle condizioni in cui opero e operano altri in condizioni similari,con dati degli ultimi 15 anni ,in cui la resa di cereali, mais, soia,è pressoché stabile anche per la fascia ad alta produttività

    I costi per unità di prodotto son rimasti stabili per chi ,mantenendo la produttività ha ridotto i costi di coltivazione a ettaro,per tutti gli altri son saliti.

    La delimitazione delle ZVN ha ben poco a che fare con la permeabilità dei suoli e il monitoraggio dei residui .Può succedere di essere in zvn da oltre un decennio con un metro e più di strati argillosi impermeabili sotto il franco di coltivazione e rilevare in falda con analisi a proprie spese :
    -22 ppm di nitrati ( il limite è 40 ppm )
    -un decimo dei nitriti ammessi e non aver mai visto fare un monitoraggio da dopo la delimitazione a ZVN

  5. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Franco

    Ma come mi dai ragione con argomenti e poi non me la vuoi dare concettualmnte!

    A cosa credi che sia dovuta la stagnazione delle produzioni vegetali?

    E’ dovuta al materiale genetico che ci rimeniamo per le mani. Mais, siamo in presenza di concentrazione del miglioramento genetico, dal quale noi ci siamo totalmente autoesclusi da sempre e per giunta vogliamo varietà diverse da quelle che loro creano ultimamente. Idem per la soia, che tra l’altro sarebbe molto più facile da selezionare; per il frumento, abbiamo svuotato il magazzino genetico di Strampelli, ma non ne abbiamo creato nel frattempo un’altro. Siamo andati dai francesi a prendere le varietà, ma ci siamo dimenticati che la granicoltura come tutta l’agricoltura francese performante è a Nord della Loira, cioè ad una latitudine che fa divenire le varietà francesi a rischio di tardività per la pianura padana.

    Tu mi parli di studi volti a creare un’agricoltura meno golosa di concimi, trattamenti e acqua? Ebbene non mi dirai che questo è un obiettivo dell’agricoltura biologica, questa è un’esigenza di tutta l’agricoltura, ma a condizione che si mantengano e poi si accrescano i livelli produttivi. Solo che non si può disquisire sulle metodologie genetiche per raggiungere gli obiettivi e qualcuna non la si può far diventare tabu’.

    Non mi puoi eliminare la bietola e il mais dalle esemplificazioni e dal discorso, perchè sono queste coltivazioni ricche che faranno da apripista per le nuove metodologie genetiche che poi si applicheranno alle altre piante meno ricche in reddito, Il prezzo delle sementi e la ricerca sono sempre parametrate al reddito che se ne ricava dalla coltivazione conseguente. Vale la regola: “piatto ricco mi ci ficco”.

    Io parlo di 50 anni? Certo. E’ il lasso di tempo minimo per risolvere problemi complessi. Tu invece mi parli di 15 anni, che è il lasso di tempo tuo, cioè di un imprenditore agricolo, a cui non interessa se fra 5o anni i problemi che ha ora saranno risolti, tanto lui sarà già morto come impresa se continua questo trend. I tempi della ricerca sono questi e più tardi cominci più ritardo accumuli. Ho voluto solo dimostrarti che l’agricoltura italiana nemmeno si pone il problema e quindi soccomberà.

  6. @francoNo Gravatar scrive:

    @guidorzi
    me ne ero dimenticato
    i residui di conce del seme che son stati rilevati insieme a diversi erbicidi residuali dalle analisi dell’acqua di irrigazione sono carbendazim e benomyl.. in zona erano usati per conciare il seme dei cereali e del riso ,,ma saranno almeno dieci anni se ben ricordo che ne è stato vietato l’impiego

  7. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Ti riporto la schesa del Benomyl (il Carbendazim è la sostanza nella quale il Benomyl deve trasformarsi per essere attivo).

    Tu mi vuoi far credere che i residui trovati sono in funzione dell’uso nella concia delle sementi, quando l’uso del Benlate, che è il nome del prodotto commerciale, è usato in una caterva di coltivazione ed in dosi ben superiori. Ma mi vuoi prendere in giro?

    Principio attivo: BENOMYL

    Principio attivo: BENOMYL

    Meccanismo di azione: È un fungicida sistemico ad azione preventiva, curativa ed eradicante.

    Descrizione : Ne è indicato l’impiego su Pesco, Susino, Ciliegio, Albicocco, Melo, Pero, Mandorlo, Vite e frumento. nei confronti di : Ticchiolatura del melo ; Ticchiolatura del pero; Oidio del melo; Oidio del pesco; Oidio dell’ albicocco; Moniliosi; Cancro del Pesco; Muffa grigia; e oidio della vite.

    Nota bene: Non trasmette sapori ed odori sgradevoli a frutti e raccolti in genere e non interferisce sulla fermentazione dei mosti.

    Classificazione CE: Tossico, Nocivo.

    Tempo di sicurezza: 30 giorni per frumento e orzo; 15 giorni per le altre colture .

    Dosi di impiego: Con formulati al 50% di p.a.: 60 g/hl per la vite; 60-100 g/hl per le pomacee; 150-200 g/hl nei trattamenti di post-raccolta a mele e pere (immersione od aspersione per non oltre 30 secondi); 100-150 g/hl per il mandorlo; 60 g/hl per il pesco ed altre drupacee 400-500 g/hl per frumento e orzo.

  8. @franco(l'altro)No Gravatar scrive:

    Che le devo dire ,il Carbendazim è stato trovato,
    la cosa ha stupito anche l’arpa
    -non vi sono altre coltivazioni in zona in cui fosse utilizzato
    -son passati dieci anni dal divieto
    l’unico utilizzo conosciuto era nella concia di cereali e riso che in insieme a mais soia( dei cui principi attivi diserbanti si è trovata presenza) e prati sono le uniche coltivazioni praticate..

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