Una riflessione sulle contaminazioni batteriche

13 Giu 2011
Post2PDF Versione PDF
di Antonio Pascale

Il direttore dell’istituto Robert Koch, Reinhard Burger ha confermato che sono stati i germogli i fagioli, volgarmente detti di soia, a diffondere l’epidemia di EO104. Questo batterio al contrario di suo “cugino” Escherichia coli che vive, comodamente, e spesso placidamente nell’intestino dei mammiferi, produce una tossina, molto dannosa per il nostro apparato digerente. Attualmente le vittime sono 31, senza contare le migliaia di persone intossicate, alcune in gravi condizioni. E’ vero che un’epidemia del genere è classificata come grave, ma è anche vero che i mass media, in casi come questi, rincarano, la dose. Spesso titolano a caratteri cubitali, oppure usano espressioni molto imprecise, come batterio mutato, spingendo cioè a far sospettare che chissà quale strano complotto - ci sono sempre nel nostro immaginario scienziati folli che fanno esprimenti con il DNA. La realtà è che tutti i batteri, da sempre, mutano, e di continuo anche. Anche i batteri, come tutti nel mondo, vegetali e animali, sono soggetti alla legge dell’evoluzione. Insomma se l’allarme e le ipotesi di complotto aumentano con essi sale la confusione. E noi cittadini, come dire, non addetti al lavori, siamo spaventati, e come minimo ci chiediamo: siamo al sicuro? Siccome la sicurezza totale non esiste - al massimo, possiamo solo imparare a gestire i rischi - forse la domanda andrebbe riformulata. Dovremmo domandarci di cosa dobbiamo avere paura? Per esempio, in questo specifico caso,le informazioni finora raccolte ci danno due indicazioni. La prima,l’epidemia è partita da una piccola azienda biologica che produceva i due tipi di germogli (Mungo e gli Adzuki). Dunque la parola biologico non basta,o comunque non garantisce, a priori, nessuna sicurezza. La pubblicità è una cosa, la pratica agronomica un’altra.  La seconda è che il batterio è arrivato nei prodotti della piccola azienda di Bienenbüttel o attraverso il personale che l’avrebbe diffuso nell’ambiente (tre lavoranti risultavano ammalati nei primi di maggio, uno in forma grave), oppure attraverso semi contaminati probabilmente da letame non opportunamente trattato. “Ricordatevi” diceva il professore di agronomia “va bene il letame per ammendare e fertilizzare, ma non dimenticatemi che sempre di materiale fecale si tratta”. Insomma,nessun complotto di scienziati impazziti, solo una cattiva pratica igienica o una pessima pratica agronomica. Comunque, questa storia dei germogli di soia contaminati racconta che spesso le nostre paure vanno in direzione ostinata e contraria a quello che davvero ci dovrebbe spaventare. Voglio dire, siamo propensi a credere che la natura sia fondamentalmente buona e priva di rischi, e al contrario, la tecnologia e l’industria inquinino i prodotti alimentari. Vediamo un germoglio di primavera come elemento puro e un prodotto lavorato tramite un processo industriale come pericoloso e insalubre. Quindi l’hamburgher diventa  il male assoluto mentre crediamo ingannevolmente che semplici germogli di fagiolo, primaverili e freschi, non possono far nessun male, anzi apportano benefici su tutta la linea. Ancora, un accesa campagna pubblicitaria, spinta da Coldiretti, Slow Food e Grillo, qualche tempo fa invitava il cittadino a consumare latte crudo, perché, si sosteneva  fosse migliore e più sostanzioso. Fu grazie alla biologa Anna Meldolesi che si scoprì l’amara verità: il consumo di latte non pastorizzato aveva causato  gravi casi di intossicazione alimentari, dovuto un ceppo del batterio Escherichia coli che, appunto, trova il suo ambiente ideale ( e naturale)proprio nel latte crudo - per dare qualche numero, nel 2010 sono stati colpiti ben 41 bambini dalla Seu (Sindrome emolitica uremica). Siamo spaventati e giustamente, ma la nostra paura aumenta a dismisura, perché spesso puntiamo l’obiettivo sul soggetto sbagliato. Ci fidiamo troppo della natura, e facciamo male. La natura non è una madre accogliente. A noi spetta studiarla con ostinazione  per capire come funziona e i rischi che possiamo correre. Senza cultura e senza una metodologia scientifica, ci resteranno solo aggettivi e associazioni pompose e incoerenti, come: naturale/buono, chimico/cattivo. Ci servono  invece rigore,  attenzione e prevenzione. Altrimenti  il nostro studio  sarà vano e la confusione e la paura aumenteranno fino a paralizzarci.

9 commenti al post: “Una riflessione sulle contaminazioni batteriche”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Il prezzemolo è ottimo per guarnire certi piatti, ma è anche usato per fare obortire. TRa carota e cicuta la diffeenza sta nel contenuto di un veleno, limitatissimo nelle carote abbndante nelle cicuta. E tutto naturale!

  2. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    Ecco un esempio di ciò che non passerà mai in televisione e non leggeremo sui giornali! Da quando sono in pensione mi capita di vedere in televisione personaggi (i soliti) che inneggiano alla sana alimentanzione ed invitano a mangiare biologico o, peggio, a far credere che ci sia tanto biologico da sfamare tutti e che solo per una questione di costi ed ingrassare le multinazionali dobbiamo mangiare schifezze trattate chimicamente e geneticamente modoficate! Poi, quando arriva un’allerta o una ememrgenza questi signori trionfano con le loro false verità incrementando le paure! Il vero problema e rompere questa catena. Ma dopo il trionfo dei referendum che promettono la luna e di non pagare più l’acqua che esce dal rubinetto diventa ancora più duro farlo.
    Mi chiedo: possibile che chi cura certe trasmissioni e servizi giornalistici non conoscono l’esistenza di questo blog e degli altri simili? Cosa si potrebbe fare per invertire la situazione. Questo non significa che noi ci dobbiamo trasferire in telelvisione, ma che almeno ci sia più correttezza d’informazione. Ci sono tanti in Italia che possono farlo con autorevolezza e, sopprattutto, dignità.

  3. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Caro Vitangelo

    La “verità” difficilmente é politicamente corretta e altrettanto difficilmente si riesce a spiegare.
    La verità spesso é difficile da comprendere. Sic est.
    Discuto spesso con mia moglie che giustamente e forse ingenuamente mi fa notare che certe cose dovrebbero essere comprese da tutti.
    La mia risposta, cinica e se vuoi anche molto oltraggiosa e discriminatoria, é che purtroppo (e lo sottolineo con dispiacere il “purtroppo”) il “popolo” é pecora e capisce e segue solamente chi gli mette una manciata di sale vicino alla bocca, anche se lo stesso é avvelenato.

    Franco Nulli

  4. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    Caro Franco, quando eravamo giovani ci disgustava il filosofo che assimilava il popolo ad un branco di pecore che porti dove vuoi. Ora che sono adulto (quasi vecchio, a 66 anni suonati) devo ricredermi e fare le mie scuse a Nitche. Purtoppo, (e lo sottolineo anch’io con dispiacere)è vero! Ed il guaio è che è sempre più vero! Basta analizzare ciò che sta avvenendo da noi ultimamente. Sembra che l’esperienza, anche collettiva, la maggiore istruzione di massa, la possibilità di maggior informazione siano un danno per la società! E la questione alimentare ne è la metafora. Certamente dovuta alla debolezza del settore e alla cattiva (ignorante!) rappresentanza politica. Mantenenere la pancia piena e far credere che tutto il benessere sta nel cibo è una strategia vincente. Ma fino a quando? Quando può durare un popolo che pensa solo a ciò che mangia e non pensa alla cultura (che non da mangiare, stando ad una illuminatissima definizione!!)e al futuro in generale. Come hanno dimostrato i recenti referendum dettati dall’egoismo ed opportunismo politico camuffato da bene per l’umanità!
    Che fare? Boh!!

  5. Una riflessione sulle contaminazioni batteriche | Disarming the greens scrive:

    [...] Salmone.org Questa voce è stata pubblicata in Biodiversità e sviluppo, scienza e diritto e contrassegnata con agricoltura biologica, batterio killer, escherichia coli, latte crudo. Contrassegna il permalink. ← Focus on plant function, not origins [...]

  6. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Antonio ha pubblicato un artiocolo su Il Post, provate a commentalo ed a rispondere ai vari commenti, a me non hanno accettato il mio commento……

  7. roberto defezNo Gravatar scrive:

    http://www.ilpost.it/antoniopascale/2011/06/27/verde-facile-facile/

    scusate questo è il link al pezzo di Antoni Pascale

  8. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Antonio

    Volevo postare questo commento su “il Post” ma non mi viene accettato il login (si vede che sono già schedato come disturbatore del pensare maggioritario). Lo posto qui, vedi tu se trasferirlo.

    Nel 1900 l’agricoltura supportava i bisogni alimentari di circa 1,6 miliardi di abitanti del pianeta e si praticava principalmente un’agricoltura estensiva su 850 milioni di ettari (potremmo benissimo definirla agricoltura più che ecologica).

    Se praticassimo lo stesso tipo di agricoltura oggi, la potremmo fare su circa 1,5 miliardi di ettari (tale è divenuta la superficie coltivata dopo un secolo) e se la matematica non è un’opinione si nutrirebbero circa tre miliardi di umani.

    Conclusione: Il 50% della popolazione attuale non avrebbe niente da mettere sotto i denti, mentre l’altro 50% si nutrirebbe alla stessa stregua dei nostri nonni, vale a dire con un’alimentazione generalmente inappropriata.

    POTREBBE ESSERE UN BUON MODO DI CONTROLLO DEMOGRAFICO (CHI SCEGLIE CHI?)

    Alla faccia delle idee dei “sinistri” della salvaguardia delle popolazioni povere del mondo!

  9. patriziaNo Gravatar scrive:

    toh faccio un giretto sui miei siti preferiti ( sui funghi velenosi e non) di Bressanini e’ c’e’ Alberto Guidorzi che posta e adesso ti trovo anche qui( con piacere ).

Lascia un tuo commento

Per allegare una vostra immagine a fianco ai commenti registrarsi al sito Gravatar. Quando inserite la mail in fase di commento, bisogna usare la stessa mail che avete usato per registravi al Gravatar

Nella categoria: Antonio Pascale

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…