Vent’anni di pesticidi

27 Ago 2014
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campo-coltivato-mano Il Prof Olivieri scrive alla Serracchiani ed a Futuragra. Vent’anni di errori in agricoltura messi in fila con la richiesta di rottamare anche i soliti noti che speculano sull’agricoltura nazionale.

Leggi la lettera di Olivieri

2 commenti al post: “Vent’anni di pesticidi”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Solo uno, come il Prof Olivieri e molto molto più modestamente io, che si è sporcato le scarpe nel seguire i prodotti d’incrocio tra due parentali al fine di accumulare geni favorevoli, sa l’aleatorietà dell’opera di miglioramento genetico mediante i sistemi classici. E’ vero che le biotecnologie non transgeniche possono aiutare a sveltire il lavoro a causa di una maggiore conoscenza del genoma, ma sempre si sottace di dire che poi tutta la ricerca di base deve essere calata a livello del germoplasma disponibile, vale a dire un’operazione che diventa altrettanto problematica per i costi che il lavoro comporta, si raddoppia il lavoro perchè si deve coordinare laboratorio biotecnologico (costosissimo) con il lavoro di campo, in quanto non si deve mai dimenticare che noi produciamo piante che devono dare il meglio di se stesse, sotto il sole, la pioggia,il freddo, un substrato nutritivo variabile e l’aggressione dei parassiti.

    La concentrazione sementiera è precedente alla biotecnologie e non conseguente perchè i mezzi finanziari non potevano più essere ricavati da quanto si ricavava dalla vendita delle sementi selezionate, ma bisognava ricorrere al finanziamento bancario in modo sempre più massiccio; molti sementieri, anche con esperienza secolare, hanno preferito “mollare”. E’ da qui che è nata la multinazionalizzazione della produzione sementiera, non certo da un “grande vecchio” che ha agito in spregio di regole e con metodi indicibili. La concentrazione si è svolta alla luce del sole, sul libero mercato. Dov’erano i politici che ora assecondano la criminalizzazione di chi ha rischiato capitali per una strategia che si sta dimostrando vincente, quando la spogliazione di germoplasma specifico nazionale avveniva? Perchè non sono intervenuti ad impedirlo ed ad aiutare le ditte sementiere nazionali a sopravvivere unendo ricerca pubblica e privata? Dov’erano i Ministri quando una Produtttori sementi di Bologna (nostro vanto nella ricerca frumenticola) ha dovuto vendersi alla Syngenta? Crede il Ministro dell’Agricoltura Martina che la Syngenta faccia le varietà per il made in Italy? Evidentemente lo crede a leggere l’intervista che ha dato all’Informatore Agrario.

    I metodi di miglioramento classico hanno ancora una grande aleatorietà, dopo 10 anni di lavoro ci si accorge che la varietà nuova ha corretto un difetto, ma all’appuntamento della vegetazione all’aperto, non raggiunge risultati tali da poterla mettere sul mercato in quanto intanto che guardavamo uno cosa ce ne siamo persi altre. Non possiamo più permetterci che un buon genitore si mescoli con uno inferiore, ma avente un gene interessante, per poi dover correggere tutto quanto nel corso di una decina d’anni. 10 anni per ottenere una varietà nuova è un tempo antidiluviano.

    Grazie Prof. Olivieri di avere detto chiaro come stanno le cose. Noi non abbiamo più nessuna parvenza di industria sementiera e ci vogliamo mettere a fare i difficili? Ma fatemi un piacere, diceva Totò!

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Presidente Serracchiani,

    Ascolti chi ne sa molto più di lei.

    https://www.agriland.ie/news/food-safety-boss-says-time-put-aside-irrational-fears-gm-technology/

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Nella categoria: News, OGM & Politica

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