La dolce barbabietola

13 Dic 2011
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In Francia si fanno avanti coloro che cercano di non soccombere allo zucchero prodotto dalla canna in Brasile. Per farlo vogliono usare una barbabietola OGM, e si devono sbrigare perché il 2016 è alle porte e perdere ancora tempo può costarci caro.

1 commento al post: “La dolce barbabietola”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Roberto

    Hai riportato che i Francesi pensano alla bietola del 2020.

    A dire il vero avevano già pensato alla bietole del 2005, in quanto dall’alto dei loro 125 q/ha di zucchero bianco, quando invece ne producevano 75 q/ha nel 1970, hanno imposto come riformare il settore europeo nel 2005, vale a dire ciò che ha provocato la sparizione di 200.000 ettari di bietole in Italia e la chiusura di 15 zuccherifici su 19. Come hanno fatto? Semplice ben sapendo che noi eravamo rimasti a 50 q/ha di zucchero bianco, vale a dire senza nessun incremento quando loro avevano quasi raddoppiato la produzione, hanno imposto a Bruxelles, che doveva far calare del 30% la produzione europea, di mettere sul tavolo tanti soldi per indennizzare che smetteva di produrre , ben sapendo che noi italiani ci saremmo buttati a capofitto su un piatto così ricco. (scusate l’inciso).

    Come pensano di fare per arrivare ed essere concorrenziali con la canna da zucchero?

    Consci che comunque l’Europa prima o poi dovrà inchinarsi agli OGM, ma non conoscendone i tempi hanno pensato bene di progettare un programma di ricerca detto AKER formato da 11 partner e durata di 8 anni. Il partner sementiero è la Florimond DESPREZ (come cita il giornale da te accluso) cioè la ditta per cui ho lavorato 40 anni e di cui mi onoro essere ancora amico di famiglia (trattasi di ditta famigliare). Il responsabile della ricerca della ditta, Bruno Desprez l’ho conosciuto che portava ancora il pannolone, quando bazzigavo per casa sua. (scusate anche per questo secondo inciso personale).

    Quali sono gli strumenti e gli scopi del progetto?

    Innanzitutto applicare le conoscenze e gli strumenti di genomica, cioè vogliono “genotipicizzare” e “fenotipicizzare” la pianta della bietola al fine di poter conoscere su quali caratteri qualitativi poter basare la ricerca: per i fini industriali e agricoli, cercare di sapere se vi sono altre possibili utilizzazioni non alimentari dei prodotti della pianta, conoscere quali strumenti sono disponibili per lottare contro gli stress biotici e abiotici. Se poi nel frattempo si può usare la tecnica OGM anche in Europa allora avranno compito più facile perché sapranno dove sono i geni da accumulare nella stessa pianta.

    In Italia ciò non è mai stato fatto e ciò spiega la nostra fine. Dovrei dire però che non è stato fatto negli ultimi 50 anni perché prima avevamo uno scienziato invidiatoci da tutto il mondo e nel suo materiale genetico selezionato sono stati trovati i geni, che lui aveva già individuato, della monogermia, della resistenza alla cercospora ed alla rizomania. Si tratta del Prof. Ottavio Munerati che si è visto buttare a mare tutta la sua opera solo per il fatto di aver aderito al regime fascista.
    Non l’abbiamo fatto neppure nel grano abbiamo preteso di vivere sulle spalle di Strampelli (anche questo innominabile perché dotato di tessera fascista) ed ecco il risultato di dover importare il 50% di grano tenero, il 30% di grano duro e di dover seminare varietà di grano francesi. Non pèarliamo della soia e del mais e di sementi orticole dove siamo 100% dipendenti dall’estero.

    Attenzione però che anche il lavoro dei francesi potrebbe anche non dare frutti, se il Brasile dovesse riuscire a modificare geneticamente per transgenesi la Canna da zucchero. SE ciò avvenisse prima che in Europa non si rinsavisca e si permetta l’adozione delle piante OGM il risultato sarebbe che la bietola scomparirebbe come pianta saccarifera e rimarrebbe solo la canna che difficilmente potrà produrre tutto lo zucchero che si consumerà sul pianeta. Dio non voglia che nelle case non si ritorni a dover chiudere lo zucchero sotto chiave come si faceva una volta.

    MI si chiederà, ma a che livello sono nella ricerca delle biotecnologie di transgenesi sulla canna?

    Cito solo un caso su cui si sta lavorando:

    La conversione del saccarosio in isomaltosio presso certi batteri è operato da una isomerasi (enzima) e ciò permette il suo stoccaggio nella pianta senza passare attraverso la metabolizzazione. Se la canna da zucchero possedesse questa isomerasi, e si può pensare di trasferirgliela, il contenuto in zucchero negli steli della canna raddoppierebbe (Wu e Birch 2007)

    Giovani! Se non vi svegliate e non fate tacere gli imbonitori di piazza tipo Coldiretti, Capanna, Petrini e sodali il caffè in futuro lo berrete amaro!!!!

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Nella categoria: News, OGM & Europa

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